Il Violino di Cervarolo

Quasi settant’anni dopo la strage nazifascista di Cervarolo, piccola comunità sull’Appennino reggiano, Italo Rovali, che in quell’occasione perse nonno e zio, indaga fra i suoi ricordi alla ricerca dei responsabili di quell’eccidio. Grazie alla sua lunga indagine insieme a un gruppo di procuratori si riesce finalmente ad aprire il processo in tribunale.

Il 15 marzo 1944 era in atto il primo grande rastrellamento in montagna con un contingente misto di truppe naziste e fasciste. L’obiettivo era scovare e sterminare i ribelli. Lo scontro che ne seguì a Cerré Sologno si risolse inaspettatamente in una vittoria partigiana, ma con morti da entrambe le parti.
Alcuni dei prigionieri nazisti e fascisti furono successivamente giustiziati dai partigiani. La rappresaglia tedesca non si fece attendere. Il 18 marzo 1944, infatti, la Divisione corazzata Hermann Göring, coadiuvata dalle truppe fasciste locali, diede inizio a una serie di stragi di civili sull’Appennino modenese e reggiano.
Una tragedia che ha segnato per sempre la vita di Italo, i cui ricordi e legami affiorano inaspettatamente nel corso del processo. Compresa l’incredibile storia del violino di suo padre.

Il violino di Cervarolo oggi si svincola dalla storia e dalla memoria per tingersi di attualità. Non solo per la sentenza relativa al processo di Verona del 6 luglio 2011, ma anche per il pronunciamento della Corte Internazionale di giustizia dell’Aja del 3 febbraio 2012, che ha accusato l’Italia di aver violato i suoi obblighi di diritto internazionale nei confronti della Germania ammettendo richieste di indennizzi a Berlino per le vittime dei crimini di guerra nazisti.

“La Corte ritiene che l’azione dei tribunali italiani di negare l’immunità costituisca una violazione dei suoi obblighi nei confronti dello Stato tedesco”, ha spiegato il giudice Hisashi Owada nel corso di un’udienza pubblica all’Aja. Per il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, la sentenza ha fornito “un chiarimento importante non solo nell’interesse della Germania ma della comunita’ internazionale”.

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